Tokyo Vampire Hotel di Sion Sono

“(…) pur configurandosi a pieno titolo come uno dei tanti moduli che costellano la serialità contemporanea, tokyo vampire hotel rappresenta un esperimento narrativo che ha i tratti propri dell’atto massacratore e anarchico. la logica seriale (giacché non si può più parlare di una televisiva) entro cui si origina non ne definisce caratteristiche o comunicatività: è un testo che si piega a incarnare istanze autoriali ben definite, che può risultare familiare soltanto a chi già conosce il regista giapponese e che, per i consumatori che vi si avvicinano incuriositi dal genere di riferimento o dai pochi dettagli forniti dalla sinossi di amazon, non può che strabordare in una straniante sequenza di eventi poco comprensibili, discontinui e incoerenti. viene meno cioè la qualità informante del genere seriale: tokyo vampire hotel è un unicum tutt’altro che coeso e stravolge continuamente le aspettative del consumatore-tipo, il quale troverebbe in uno schema narrativo più o meno costante in cui proliferino sostanziali novità il suo ideale di fruizione. per definirne a grandi linee le caratteristiche in opposizione alle canoniche forme di serialità contemporanea possiamo ricorrere al parallelo della terza stagione di twin peaks [id., creata da david lynch e mark frost, 2017]: entrambe strutturano racconti imbizzarriti, stranianti, che non si piegano ad alcuna forma di riconoscibilità da parte dello spettatore affezionato, che si evolvono basandosi su un cosmo in grado di scartare di continuo le aspettative che possono cucirvisi addosso. sono le figure dei registi alle spalle dei due serial ad attrarre, fidelizzare e informare il potenziale fruitore: i rispettivi testi sono quindi un punto d’incontro tra istanze cinematografiche e seriali, forme ibride che assumono le sembianze di lunghissimi film frazionati arbitrariamente in più parti, irriconoscibili se non in quei codici che ne segnano il consapevole ingresso in una logica “a slot” (come sigle, aperture e chiusure delle puntate eccetera). più di quanto non accada in twin peaks, tokyo vampire hotel attraversa veri e propri “cicli”, ognuno con differenti toni e protagonisti, eventi e finalità. a livello teleologico è l’intero racconto del serial a seguire uno sviluppo unitario, suddividendosi idealmente in diversi atti: alla dilatazione, inevitabile quando si parla di oltre sei ore di durata, non corrispondono la «procrastinazione della fine» o «l’atrofia degli elementi ricorrenti» propri della serialità: più vicina alla finitezza cinematografica, la miniserie di sono è colta in un divenire continuo e preda di un trasformismo insopprimibile, che la destina tutta (e ferocemente) alla propria conclusione (…)”

leggi l’analisi completa su lo specchio scuro – rivista di cinema online.

[★★☆☆☆]

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