The Wailing di Na Hong-jin

in un villaggio coreano, un poliziotto si trova a fronteggiare una situazione sempre più fuori controllo: misteriosi omicidi, una strana piaga che rende le persone zombie e uno straniero che si aggira per i boschi. quando anche la figlia del nostro eroe comincia a contrarre l’inspiegabile morbo la prospettiva di un’indagine pulita ed efficace scompare definitivamente dall’orizzonte delle possibilità risolutive.

molti degli elementi che funzionano in the wailing sono gli stessi che funzionano in ciò che di buono sta uscendo negli ultimi tempi dal cinema coreano. l’oscillazione tonale, presente più che mai tra eccessi grotteschi e buffoneschi e ricadute drammatiche, momenti horror ed episodi di tensione poliziesca, come sempre specchia il post-moderno senza rimanere invischiata nelle sue debolezze strutturali: hong-jin gestisce il suo crocevia di registri con una pulizia esemplare, chirurgica e dissacrante, spietata e crudele, senza mai dimenticarsi di tenere al centro una visione chiusa su dei personaggi profondamente umani (pur nella loro negatività) ed in sé stessa profondamente umana, tanto da ottenere una materia in grado non soltanto di cambiare improvvisamente da una scena all’altra (il che sarebbe materia di mero post-modernismo) ma anche di ispessirsi di pari passo col suo minutaggio. da semplice commistione di generi il film si rende un mastodonte narrativo denso di rimandi e significati, sempre più emotivo, in grado di sorreggersi sia sui cardini del cinema istituzionalizzato sia su quelli della quasi-avanguardia post-moderna (e quindi ci troviamo dinnanzi a grandi prove recitative, a gestioni impeccabili di tempi e spazi e ad un’altrettanto impeccabile cura estetica ma anche a momenti di divertissement smaliziato e a fughe surreali e grottesche). sembra che the wailing inizi laddove il memories of murder di joon-ho finisce, che anzi si dedichi a rimodellare ancora di più il già solidissimo terreno di quello. tutto questo cinema, più che esulare dal dominio dell’icona, immagazzina gli influssi del cinema contemporaneo e li piega a rappresentazioni e intenzionalità proprie: questi personaggi sono così commoventi proprio perché così sfaccettati, queste situazioni sono così divertenti o drammatiche proprio perché inserite nel contesto organico che regala loro la varietà che le differenzia. è come se un impasto narrativo ordinario fosse entrato in un tritacarne culturale e ne fosse fuoriuscito talmente arricchito da aver trovato nella moltiplicazione (anche anacronistica, anzi, tranquillamente anacronistica) degli influssi che lo compongono il suo vero collante, e come se quello stesso collante (fin dall’inizio) non fosse stato altro che questo, o per lo meno fosse rimasto in attesa di diventare questo.

mentre altrove (un aggancio qualsiasi: il cinema di miike) l’horror o la commedia sono sagome, involucri, simulacri spettrali di un cinema che è stato e che è fagocitato dal flusso narrativo che ce lo (ri-)presenta, in questo the wailing l’horror spaventa e la commedia diverte, e il tutto non fa che rincorrerci tra una scena e l’altra fino allo scioglimento (avvilente) della vicenda. è un cinema privo di sagome o di involucri, che in un certo senso simula il post-moderno ma che al tempo stesso ne stravolge completamente l’approccio alla materia trattata: queste icone benché si esprimano attraverso la consapevolezza del loro essere-linguaggio sono tutto meno che linguistiche. sono spontanee, vitali, energiche, come spontanee e vitali ed energiche sembrano essere questa storia, questa verosimiglianza, questa idiozia. lo spaesamento del resto è comprensibile ma avanzando verso il finale svanisce quasi del tutto, e in base a quanto detto è anche chiaro il perché: questo film non de-struttura una comunicazione istituzionalizzata (“ordinaria”) ma ingigantisce una comunicazione istituzionalizzata passando per la sua de-strutturazione.

riuscendo ad abbracciare la banalità dell’intrattenimento the wailing funziona e basta, e raramente un risultato così brillante è stato così largamente osservabile e condivisibile (verrebbe da bisbigliare, per i più irrispettosi, ‘hitchcock!’… ma sappiamo bene tutti che sarebbe uno sproposito).

[★★☆☆☆]

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