Bad Film di Sion Sono

bad film è una specie di reliquia nella carriera di sono: sulla carta promettente (racconta la storia di una guerra tra bande rivali in un giappone di un futuro non troppo lontano, per più di due ore di durata e con lo stile sporchissimo/poverissimo dei primi episodi nella filmografia del regista – utsushimi per capirsi) eppure parecchio difficile da trovare (l’unica versione che circola, eccezion fatta per quella originale, è quella con i sottotitoli in inglese o in spagnolo). una volta riusciti a recuperarne una copia, però, ed una volta presa visione di un prodotto tutto sommato così acerbo ma al tempo stesso potenzialmente efficace, si è costretti a venire incontro ad un senso di spaesamento difficile da catalogare. o meglio, difficile da catalogare alla luce di quanto si è visto altrove.

e ossia: sondando il confine tra puro divertissement quasi-trash ed infantile esperimento stilistico/narrativo, il film si dimena descrivendo situazioni al limite della credibilità mosse da personaggi semplificati e demenziali, oscillando tra toni diversi fino alla schizofrenia ed alternando momenti divertenti ad altri più oscuri ad altri ancora commoventi o emotivamente sovraesposti, ottenendo come risultato una cavalcata scomposta ed immatura, a conti fatti embrionale dal macroscopico al più piccolo dettaglio, in grado di intrattenere faticosamente per la sua (a conti fatti, vista la natura del prodotto) incredibile durata. ci si chiede però, non appena si assiste alla prima scena con un qualche impatto emotivo, cosa sia andato storto: la musica è stupida ma commovente, lo stile sporco e vivido, i personaggi iconici ma in grado di provare dolore, eppure il tutto si consuma in qualche minuto di noia. sebbene tutte le carte siano in regola è come se mancasse qualcosa, di qui lo spaesamento di cui si è accennata la presenza (ahimè soffocante). perché i repentini cambi di tono né spiazzano né commuovono, perché le non-interessanti avventure di questi manichini non appassionano? verrebbe da dire che anche le avventure dello yu di love exposure erano non-interessanti, eppure era proprio dalla loro demenza che emergevano i caratteri più potenti di quell’opera, proprio da quelle semplificazioni e idiozie che scaturiva la spinta vitale che dava corpo a quell'”esposizione”. cosa c’è di differente qua? ripensando a utsushimi, di nuovo: le interferenze che mitigavano l’impatto di quella narrazione erano quelle meta-teoriche (l’impianto documentaristico) e l’eccessiva ridondanza simbolica (i carri del finale) ma nonostante quelle in un certo senso qualcosa travalicava i limiti di quella narrazione, qualcosa fuoriusciva, qualcosa cercava di raggiungerci (ed era innocente, commovente, banale, frustrato sì ma efficace). così anche per altre opere minori (un esempio può essere into a dream): momenti sì embrionali, sì sgomitanti tra infiniti smarrimenti, ma in un certo senso testimoni di una capacità comunicativa destinata per forza di cose ad evolversi (e non a caso poi evolutasi). questo film invece sembra non testimoniare affatto la possibilità di una simile capacità (di una simile forza): sebbene ci siano tutti gli elementi che poi riproposti saranno in grado di accedervi la sensazione che bad film rimanda è quella di star assistendo ad un film-scatola, ad un contenitore privo di un contenuto. non si parla soltanto di vacuità tematica o concettuale, che ci potrebbe anche stare e che nessuno si sognerebbe mai di criticare, si parla piuttosto di una vacuità più densa e più avvilente, una vacuità comunicativa vera e propria: rimuove di peso questo film dal terreno underground e lo getta in quello dell’amatoriale, rimuove di peso queste interpretazioni dal sopra-tono emotivo e le getta nell’incompetenza, rimuove di peso questi racconti dalla demenzialità ironica e farsesca e li lascia scivolare nello sfogo di una fascinazione quasi adolescenziale.

è stridente scendere a patti con questa realtà: bad film aveva tutte le carte in regola per essere un buon embrione eppure qualcosa è andato storto. stride non tanto perché qualcosa è andato storto, quanto perché è andato storto tutto e soltanto ciò che non avrebbe dovuto: non i limiti tecnici, le risse mal coreografate o la gestione malridotta di spazi, tempi, mezzi e risorse umane, tutto ciò sarebbe bonariamente rientrato nell’immaturità del prodotto; ciò che manca qua non è strutturale né sovrastrutturale, né è la singolarità che darà ai capolavori della fase più matura del regista l’identità che tutti conosciamo (del resto, nessuno ha mai preteso che venisse anche soltanto accennata in un episodio come questo): è piuttosto la possibilità di quella stessa singolarità. bad film è un film vuoto, noioso, blandamente ironico: è tanto più vuoto quanto più cerca di non esserlo, tanto più noioso quanto più si rende dinamico tra ambienti comunicativi diversi, tanto più blandamente ironico quanto più vorrebbe essere tagliente o sardonico (le trovate per giustificare la presenza di mezzi tecnici in scena sono semplicemente superflue).

una volta ultimata la confusa e tediosa visione si arriva ad una conclusione forse più anti-teorica ed anti-critica di quanto non si avrebbe sperato: non sono presupposti teorico/narrativi/comunicativi a generare la singolarità in grado di rendere love exposure love exposure, quei presupposti del resto sono stati presenti anche qua ma non hanno portato da nessuna parte. forse si è costretti ad ammettere che una tale singolarità sia in grado di essere più grande della somma delle sue parti, che arrivi a coincidere con la monade stessa di cui si fa esperienza quando si entra in contatto con l’immagine cinematografica. e quindi non possono esistere embrioni di quella stessa singolarità, semmai essa può essere accennata, evocata, richiamata o specchiata, né ricreata né riproposta.

in attesa della sua singolarità, bad film è rimasto aperto come un contenitore o a testa alta ad aspettare del cibo come un animale affamato. il nutrimento non è arrivato e non l’ha neanche lasciato bramoso e teso, ma piuttosto l’ha afflosciato privo di forze al suolo.

[☆☆☆☆☆]

 

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