Shinjuku Swan di Sion Sono

tratto dall’omonimo manga, il film racconta una specie di epopea criminale che vede un giovane scapestrato addentrarsi in un giro di sfruttamento della prostituzione ed in un conseguente scontro tra bande rivali. benché in un certo senso a volte si possa avere l’impressione che ci si stia riferendo alla parabola ricerca-dell’amore/prostituzione (tema caro a sono dai tempi di cold fish) soprattutto nei momenti in cui si accenna alla possibilità di rendere una donna felice tramite soldi e divertimento pur facendola prostituire (il protagonista ne fa un vero e proprio motivo di vita) sostanzialmente il prodotto si discosta quasi in toto dalla poetica del regista limitando il suo ruolo a quello di narratore.

narratore efficace, eclettico ed interessante, lontano dai virtuosismi stilistici di un miike (è facile mettere in parallelo questo shinjuku swan e crows zero) e più vicino all’accorata partecipazione che lo contraddistingue e che, con una certa efficacia, tenta costantemente (riuscendoci solo a tratti) di rendere una narrazione così potenzialmente sterile e meramente intrattenitiva un episodio emotivamente trascinante, divertente e banalmente appassionante. ancora una volta a distinguere un film tratto da un manga di sono ed un film tratto da un manga di miike (e citare miike è d’obbligo in quanto funge da esempio-cardine per tutta una filmografia post-moderna allo stesso subordinata) è la persistenza nel primo di un incanto vitalistico, di una spinta infantile, di un dinamismo che plasma qualsiasi narrazione e la rende un coacervo elementare di comunicatività banali, semplificate, immediate. così sebbene in questo shinjuku swan le risse siano niente più che frenetici e disordinati scontri buffoneschi distanti dal rigore stilistico e dalla magniloquenza delle corografie di crows zero e sebbene la stilistica più frivola, più sporca e più semplice di sono si tenga ben distante dalla calibrata freddezza di miike, il film riesce ad essere più ben gestito sia nelle fasi d’azione (pur non essendo un film d’azione) sia nelle fasi di narrativa. grezzo, limpido e scomposto, lo sguardo di sono segue i suoi personaggi come fossero i beniamini di un mondo immaginario che un bambino si diverte ad animare e seguire come uno spettatore: il dinamismo cartoonesco (di derivazione ovviamente fumettistica) dei suoi personaggi e della sua stilistica non è uno sfondamento post-moderno, è semplice slancio iconico denso di partecipazione (anti-post-moderna).

incantato, entusiasmato, sopra-tono, eclettico, diversificato, shinjuku swan cambia continuamente registro e continuamente si getta a capofitto in nuove parentesi, nuovi personaggi, nuove situazioni, accompagnato da una costante ironia come da insistenti musiche posticce ma ciò nonostante cedevole al romanticismo, alla commozione, alla disperazione, vividi baluardi celati tra le luci al neon e le acconciature ridicole e mediati da una scrittura derivativa. se la narrazione pecca di incisività o tende a dilungarsi e girare a vuoto poco importa: per quanto sono possa marginalizzarsi e rendersi un mero narratore restano innegabili le sue doti comunicative, rimarcate con vigore e mai del tutto sopite, tristemente messe in secondo piano troppo presto e da troppo tempo.

[★☆☆☆☆]

 

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