Lolita di Stanley Kubrick

l’attrazione tra un uomo ed una ragazzina, adattata la materia letteraria da fonte per il cinema da un kubrick/narratore più che autore, diviene il pretesto per descrivere al tempo stesso un dramma psicologico ed un morboso e deforme ambiente borghese. è chiaro fin dalle prime fasi (il film si apre con il protagonista che, geloso, uccide chi tempo prima gli ha strappato la giovane lolita) che lo scrittore di mezza età al centro della narrazione (voce narrante di sottofondo ma anche, saltuariamente, interlocutore diretto di chi guarda) ci si presenta esibendo tutta la sua mole di frustrazioni, di manie, di meschinità (è emblematica, in questo senso, la lettura sghemba che la vittima fa della sua sentenza di morte) e che proprio attorno a questa nube psicologica ruoteranno (e con crescente intensità) l’intreccio e la struttura narrativa del film. è sempre più evidente, inoltre, che il cosmo sociale di relazioni è quantomeno ambiguo: ciascun personaggio, eternamente in bilico tra ciò che vuole mostrare, ciò in cui vuole credere e le pulsioni che palesemente lo animano (il protagonista è l’emblema di tali oscillazioni: perbenista fuori, romantico tra le mura di casa, voyeurista e voglioso all’interno; sono esempi altrettanto lampanti la moglie, il commediografo o l’oggetto del desiderio stesso – la giovane ed ammiccante figlia della padrona di casa, che al tempo stesso vede e non vede, stabilisce contatti fisici, si lascia inseguire). innegabile la diffusione quasi-pulviscolare dell’ironia del kubrick/narratore (è opportuno sottolineare il suo ruolo, affinché un film del genere venga ridimensionato nell’ottica autoriale di cui lo si vorrebbe troppo spesso esponente) che, più che vero e proprio demiurgo, lo rende innanzi tutto menestrello cinico e magniloquente, cantore di una società che è più meschina e mediocre tanto più vuole mostrarsi trasparente e perbene.

mentre la stilistica è sostanzialmente priva di sbavature ma anche di guizzi, piegata alle esigenze di una riproposizione più che svincolata da cardini precostituiti, la narrativa ottiene proprio incassando il colpo di una struttura che così tanto ripropone e così poco propone il suo esito più impreciso: la resa complessiva e finale sembra essere in bilico proprio come il cosmo borghese che affresca, da una parte richiamando echi di una rivoluzione sessuale (alfiere di emancipazioni sociali ben più profonde) in itinere di cui si afferrano soltanto parzialmente gli influssi e dall’altra situandosi proprio sulla superficie della stessa. e questa superficie non vibra né si lascia vibrare, non lascia intendere che qualcosa vi si agiti sotto, non oscilla a tratti lasciando intravedere le sue lacune (la sua limitatezza) e al tempo stesso la vera natura di ciò che le sottosta, è quasi trattenuta. evidentemente, anzi, si trattiene e si sospende: il risultato è così qualcosa che al morboso accenna (tanto per riassumere con una parola non troppo centrata tutta la serie di influssi critici di cui si è fatta menzione) ma che quello stesso morboso nega. una maschera borghese che indica sé stessa e che si innalza appena sopra la superficie per esplodere in tutta la sua più completa e cinica mediocrità, ma che non lascia altro spazio e che in quell’accennata mediocrità si esaurisce. così il film (nell’ottica storicista) ha avuto il potere di essere uno scandalo gigantesco, ma è stato quello scandalo soltanto per metà: una deflagrazione annunciata tanto da essere meschinizzata, normalizzata, resa banale tanto da iscriversi in un filone di maliziosa e romantica commedia ed esaurire lì la sua spinta culturale.

l’edificio borghese di riferimento né si scuote né trema dinnanzi ad un prodotto del genere. semmai, con estrema facilità, lo assorbe. e che sia stata la colpa del materiale da cui è tratto, del rapporto con la produzione o col pubblico, del ruolo esclusivamente narrativo di kubrick poco importa: il film è un episodio piacevole e banale, e nulla più.

[★☆☆☆☆]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...