The Virgin Psychics di Sion Sono

un altro episodio ambiguo post-deriva, affratellato per livelli di demenza e sincretismo (mal riuscito) al debole tag (per giunta dello stesso anno). si racconta la storia di un gruppo di ragazzi che riceve dei doni psichici e che cerca in qualche modo di salvare il mondo utilizzandoli al meglio. il tutto è sotto le spoglie di una commedia grottesca e adolescenziale a tema sessualità, tanto che la deformazione di sono spadroneggia dal primo all’ultimo minuto: i ragazzi e le ragazze protagoniste sono vergini che ricevono il loro dono mentre si stanno masturbando e non fanno che vivere in un universo continuamente sessuale; il nostro eroe cerca l’amore della sua vita seguendo le consuete erezioni-guida; i poteri dei nostri eroi sulle prime portano su un altro livello delle goliardie studentesche sempre più smaliziate; il microcosmo cittadino stesso all’interno del quale si muovono i protagonisti viene deformato dal nemico di turno, che non è chissà quale malvagio essere sovrannaturale ma una provocante donna e che non vuole distruggere il mondo ma regalare amore.

con una trovata dopo l’altra e senza alcuna discontinuità tra il cattivo gusto o il pessimo gusto, una commedia demenziale si trasforma in un festino in bikini. a conti fatti sono proprio le scene corali (che divengono quasi orge di divertiti e fanciulleschi corpi seminudi) quelle a funzionare maggiormente, causando una specie di straniamento di valori completo e, a suo modo, divertente: il fatto che dopo un po’ non si vedano più in scena donne che non siano in costumi succinti o che ci si renda talvolta conto che non si sta parlando di altro che di sesso da intere ore pur essendo immersi in una guaina estetica da film per famiglie ottiene un impatto comunicativo non da sottovalutare. per il resto il film non riesce proprio ad accedere a questo genere di straniamento e resta vincolato ad una specie di divertissement soft-erotico postmoderno: una specie di film di miike, in cui ogni situazione è di per sé stessa una provocazione e come tale, nel suo svolgersi, si consegna a chi la osserva. incorporati nel marasma una serie infinita di stili ed influenze, dal film per bambini a quello supereroistico, dalla commedia rosa a quella erotica.

il senso complessivo è quello di aver visto un film decisamente minore, quasi televisivo, in cui le classiche tematiche di sono rimangono impigliate in una struttura decisamente troppo soffocante e dispersiva (e stupida): l’idea sincretica e iconizzata dell’amore, i classici momenti di commozione, i personaggi fumettistici e l’emotività esasperata ci sono tutti, ma troppo di rado e troppo in sordina. laddove due letture dovrebbero coesistere e rendersi un solo influsso linguistico (come è accaduto più volte in momenti ben più alti della carriera del regista) qua una prevale sull’altra, la limita, la schiaccia, la indica come da sé distinta. proprio analogamente a quanto succedeva in tag, al di là di qualche sporadico elemento positivo è particolarmente difficile difendere un film come questo.

[★☆☆☆☆]

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