Noi e la Giulia di Edoardo Leo

un gruppo di perdenti stanchi dei fallimenti di una vita (stereotipi non troppo approfonditi o approfondibili, tipi fissi tutto sommato comicamente efficaci – il borghese insoddisfatto che non ha seguito i suoi sogni; il divorziato depresso che non accetta la fine della sua storia; il fascistoide pieno di sé che manda avanti una vita di truffe da quattro soldi; il comunista impegnato politicamente e dai saldi principi) si trova unito per ristrutturare un casolare di campagna e farne un agriturismo. a fronte di tutti i problemi che comunque dovranno affrontare, i nostri eroi si trovano anche alle prese con la camorra.

il film è una commedia leggera venata di commozione che man mano che va avanti si trasforma in un malinconico ed allegorico gorgoglio generazionale in cui l’istantanea che viene scattata non è il frammento attuale quanto più l’insieme dei frammenti che si rendono attuali nell’essere ‘qui ed ora’ (i protagonisti non sono soltanto dei trentenni falliti, ma anche cinquantenni idealisti o sessantenni passatisti); a differenza di quanto può essere accaduto in smetto quando voglio (acerba commediola dalle tinte criminali con lo stesso leo tra gli attori) noi e la giulia si propone quasi di tirare le somme, di unire piuttosto che di delimitare, di mettere tutto assieme piuttosto che di distinguere per stereotipare da una parte ed approfondire dall’altra. il risultato è qualcosa di ancora più bonario delle attuali commedie all’italiana ma non per questo più stupido: sorprendentemente, dalla leggerezza con la quale viene affrescato il cosmo di personaggi e situazioni emerge una specie di disincanto acerbo e quasi infantile ripulito da qualsiasi servilismo e direttamente intrattenitivo, direttamente emotivo, direttamente politico.

in quest’ottica non riescono a dispiacere gli eccessi grotteschi di stereotipizzazione (tra tutti l’inseguimento minaccioso armato di falce e martello di amendola) o le risoluzioni più semplicistiche della vicenda (la conversione del camorrista, il successo dovuto all’alfa romeo sepolta). elementi così dementi entrano a far parte di un corpo-commedia evidentemente elementare, ma che di questa elementarità è capace di rendersi forte: verso la fine, quando emerge palesemente la lettura allegorica della vicenda, l’impianto comunicativo non incassa il colpo delle sue semplificazioni, non finisce a terra per il tentativo sghembo di accedere ad un piano appena più elevato di quello in cui si è crogiolato fino a quel momento, piuttosto si rivela in grado di stare in piedi da solo, di avere un suo equilibrio strutturatosi proprio sull’insieme macchiettistico di situazioni, personaggi e vicende proposto.

noi e la giulia diverte senza impegno, commuove senza fatica, semplifica e banalizza senza instupidire. è proprio la doppia faccia di questa banalizzazione (evidente più che mai nel personaggio di amendola) che da una parte si fa efficacia narrativa e dall’altra mediocrità concettuale che rende un film così piccolo, elementare e privo di pretese in grado di raggiungere tutti gli scopi che un prodotto del genere può prefiggersi di avere.

[★☆☆☆☆]

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