Getaway! di Sam Peckinpah

un tizio si fa tirare fuori di prigione da un ricco malvivente intento ad organizzare una grande rapina. organizzato il colpo assieme alla moglie, il nostro eroe si ritroverà contro i suoi complici, il ricco malavitoso e perfino la polizia, in una disperata fuga col bottino verso il confine messicano.

l’unica via di fuga per i nostri eroi è la violenza, che si ripete quasi periodicamente nella sua deflagrante orgia caotica. distanti dai protagonisti caduti in disgrazia dopo il crollo del mito della frontiera, i personaggi principali di questo film si muovono all’interno dell’era dell’automobile che sanciva la morte del buon hogue e ne incarnano il nuovo mito, la nuova deriva, l’innata e ferina ricerca dell’annichilazione: emarginati, violenti, privi di scrupoli, rappresentano semmai uno squarcio che dall’interno di questo nuovo mondo si apre sulla compianta (?) (e deforme) frontiera, sull’anarchia del medioevo, sul ricorso alla violenza come prerogativa umana (paradossalmente umanista). gli eroi di questo film sono in fuga dal paradigma sociale che li ha creati, da chi lo protegge quanto da chi sembra minarlo (entrambi -le autorità ed i malavitosi- ne cavalcano l’onda) e riassumono un impulso critico, cinico, fortemente anarchico (anarchia che non rigetta qua tutti i dettami della società che la partorisce -la donna è chiusa attorno al sesso, alla musica, alla cucina, sembra compiacersi dell’essere stata praticamente violentata-, quanto piuttosto che ricerca semplicemente una fuga dalla stessa -ambiguo, in questo senso, il ruolo delle armi nell’antropologia violenta di peckinpah) che si risolve chiaramente in un bagno di sangue.

la frontiera che è stata origine della società del consumo occidentale, sembra suggerire peckinpah, è andata ormai disintegrandosi. i suoi valori fondativi (siano essi amicizia, amore, fedeltà oppure violenza orgiastica) sono però tutt’ora appannaggio degli emarginati, degli eroi, dei reietti. distorcendo i denaturanti valori della società del progresso, i protagonisti di peckinpah sembrano replicare la parabola di hogue prima ancora di proseguirla, di divenire alfieri dell’annichilazione in un mondo che, per difendersi, non cerca di far altro che obliterarli.

il film se la cava più che bene con le scene d’azione pur non replicando gli apici stranianti del capolavoro del regista, costituendo un episodio decisamente più ordinario ma forte di una narrazione fortemente critica, profondamente umana, cinicamente spietata.

[★★☆☆☆]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...