Deadpool di Tim Miller

il film cerca di aggiornare l’impasto azione/commedia/marvel-al-cinema alla verbosa volgarità spinta, alla scorrettezza politica ed alla continua autoironia. laddove alcuni di questi elementi comparivano già ne i guardiani della galassia, che in fin dei conti arrivava ad essere un film di intrattenimento quasi sufficiente, in questo caso il tentativo di ‘svolta’ comunicativa si fa più concreto ed esplicito che mai e non soltanto tramite una commistione disinibita di commedia e tragedia ma tramite un altrettanto leggiadro gioco stilistico.

inutile girarci intorno: siamo ancora distanti da un prodotto solido. sembra che i film di derivazione marvel un risultato del genere cerchino di schivarlo con tutta la loro forza, pur sfiorando il risultato saltuariamente (tra tutti, forse, il primo avengers e la prima parte di the winter soldier sono tra i prodotti più solidi offerti dalla produzione – escludendo i tre di raimi). il film soffre di carenze narrative piuttosto evidenti, di una ridondanza parecchio stancante e fondamentalmente di qualche insistenza decisamente superflua.

il suo punto di forza è quello del ritmo, ben teso dall’inizio alla fine ed affiancato ad un racconto tutto sommato breve, quasi istantaneo, che nella prima metà si concentra su svariati flashback e nella seconda affretta una conclusione pirotecnica. la sensazione complessiva è quella di aver assistito all’episodio pilota di una qualche serie che nei successivi momenti dovrà giocarsi carte decisamente migliori per mantenere alta l’attenzione: la decisione di puntare tutto sul protagonista (sistema narrativo e stilistico su tutto) rende la macchietta-deadpool l’unico vero soggetto del film, con un contorno che sembra comporsi di ‘spalle’ comiche (il cattivo, la sua scagnozza, il tizio del locale, il tassista, i due x-men, l’amata) sulle prime frizzante e intrattenitivo e sulle seconde soltanto allusivo a momenti futuri in cui qualcosa darà più corpo al sistema dei personaggi o della narrazione, qua ridotti ai minimi termini.

pur trovando nel gigantesco protagonismo del personaggio principale una debolezza non da poco, in quanto a scrittura deadpool sorprende per un carattere che scopre il fianco a degli eccessi superflui solo raramente e che per la maggior parte del tempo offre una gamma di dialoghi, battute e riferimenti che per lo meno non fanno alzare troppo spesso gli occhi al cielo ad un non-fumettofilo qualsiasi. il personaggio centrale, pur indebolendo il complesso filmico, funziona perfettamente e da solo (purtroppo e per fortuna) regge l’intera baracca.

riguardo alla questione ‘sfondamento-quarta-parete’, è evidente che la gestione di una tale insistenza meta-teorica (non soltanto rivolta al pubblico, ma anche al sistema cinematografico e produttivo) necessita di qualche revisione/inspessimento (il film sembra utilizzare lo sfondamento soltanto come una ‘trovata’ che citi il complesso fumettistico, mentre escluse le superflue battute in camera quella che si ha è sostanzialmente una narrazione lineare: la sensazione che quanto accada stia accadendo perché ci è mostrato, fondamento dell’idea stessa di ‘sfondamento della quarta parete’, non si presenta quasi mai – tranne forse nei primissimi minuti).

in definitiva il film intrattiene quanto deve, diverte abbastanza e si lascia guardare senza impegno grazie ad una stilistica leggera e ad una scrittura ben calibrata, lungi dall’essere una svolta comunicativa di qualche genere, qualcosa di memorabile o particolarmente solido o anche soltanto particolarmente riuscito.

[☆☆☆☆☆]

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