Agente Lemmy Caution: Missione Alphaville di Jean-Luc Godard

in un futuro non meglio definito, un agente segreto giunge nella città di alphaville dopo un viaggio intergalattico alla ricerca di un collega: la città, rigorosamente dominata da un super-computer, è popolata da esseri umani schiavizzati dal potere centrale come da un grande fratello orwelliano.

godard si dà alla fantascienza in modo completamente anacronistico, in un certo senso anarchico e comunque con un continuo sottotesto di parodia: il film mescola l’ambientazione noir serie-b con una fantascienza completamente inapparente (le scenografie sono quelle parigine, la tecnologia è quella attuale, i riferimenti che i personaggi fanno nel parlato -salvo quelli ai viaggi intergalattici- non hanno nulla a che vedere con un contesto futuristico di sorta) che si manifesta soltanto tramite un’estetica di interni ed una particolare attenzione per elementi grafici cittadini o scientifici (i cartelli luminosi, le indicazioni stradali, le formule matematiche al neon) ottenendo uno strano, ambiguo e divertito risultato. il protagonista è lemmy caution, interpretato dallo stesso attore originale (costantine) che compare anche in svariate pellicole noir precedenti a questa: godard lo estrapola dal suo contesto d’origine e lo catapulta in un’atmosfera distopica in pieno spirito da divertissement postmoderno, facendo sì che il suo carattere stereotipato ‘da duro’ si scontri con le nuove sfide proposte, in questo caso, dalla tecnocrazia della città di alphaville.

scimmiottamento ironico e pseudo-filosofico di 1984, il film si concentra anche sul rapporto del protagonista con la donna/automa incapace di comprendere il significato di parole come ‘amore’ o ‘coscienza’ in una banale, impacciata e divertita rilettura dei luoghi comuni della fantascienza-robotica. in fin dei conti, il fascino per il serie-b di godard sembra riflettere un intento parodico nei confronti di tutto ciò da cui quello stesso serie-b attinge: il film sembra riferirsi continuamente ai detective movie, ma il contesto in cui è inserito lo fa apparire come demente e le pressoché continue riflessioni filosofiche ingenuo e deforme. nell’ottenere un prodotto di sintesi, godard parte da elementi che inevitabilmente a loro volta sintetizzano dei basamenti propri.

il risultato, pur divertente, non è di certo uno dei più brillanti episodi in filmografia.

[★☆☆☆☆]

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