Una Donna Sposata di Jean-Luc Godard

una donna sposata ha un amante, è incinta, non sa di chi sia il bambino e vuole decidere con chi crescerlo seguendo il suo amore.

la base narrativa è ancora una volta pretestuosa. di fatto, in questo episodio più che mai, godard costruisce una narrazione di immagini per le immagini: i personaggi vengono accostati agli oggetti (una passeggiata per strada al volo di un aereo, più volte le donne a delle automobili) non tanto da un punto di vista metafisico (o fisico) quanto più da quello di una teoria dell’immagine. e così i protagonisti si rendono immagini tra tante: scritte, copertine di giornali, didascalie di vario genere, dettagli isolati dal contesto, il fluire crea un bombardamento che si discosta da quello dell’immagine banale dei film di hollywood (pur, come più volte viene accennato, di un qualche fascino distorto) e diviene puro corpo testuale, pura forma di forme (le intere sezioni con colori distorti, con monologhi improvvisi -di cui, sorprendentemente, non importa troppo l’origine- e improvvise sezioni di testo o di figure) e dunque critica alla forma. la stilistica di godard più che mai si avvicina ad una critica esteriore all’esteriorità, in un caleidoscopio di rimandi beffardi e cinico distacco pop (la speculazione si fa icona pura, puro ibrido tra immagine fittizia ed autoconsapevole e realismo osservativo).

ci si chiede, tra le tante cose, dove cominci una donna e dove finisca l’immagine che si ha di lei. come si è già visto ne il disprezzo, il rapporto tra persone diviene anche un rapporto tra immagini (e, più impropriamente, oggetti) e le relazioni si trasformano in delle riflessioni fenomenologiche: non sorprende che l’amore assuma spesso i connotati di un conflitto epistemologico vero e proprio e che tramite quattro chiacchiere al letto si faccia in qualche modo riferimento ai movimenti sotterranei della società capitalista. la donna, pura estetica al centro dell’indagine (adesso come ne il disprezzo vivente nell’assenza di senso, nell’attimo presente -come viene dalla stessa protagonista spiegato durante un monologo-) è quindi al tempo stesso un oggetto/immagine ed una figura di critica sociale, ma la società cui fa riferimento godard è soltanto indirettamente (e criticamente) imparentata con le piccolezze dei movimenti di emancipazione.

tra tutto questo farsi-immagine dei personaggi e della struttura filmica tutta, si rende ambiguo ancora una volta il rapporto con l’interiorità (presunta) delle figure centrali del film: come in fino all’ultimo respiro, dei cinici ed alienati protagonisti non ci è dato quasi nulla. da un certo punto di vista però l’immagine della loro interiorità è più presente che in passato: e dunque le voci fuori campo ed i monologhi fungono da confuso contrappunto alla loro esteriorità, confuso copia-incolla di impressioni e di citazioni, ma al tempo stesso immanente non-senso (il monologo interiore di sottofondo a volte sembra perdere completamente di significato).

da questo punto di vista è interessante ciò che avviene durante la scena in negativo: la frammentazione del monologo non fornisce alcuna linea guida interpretativa, mentre le immagini vengono anch’esse frammentate e rese un puro fluire, tanto che sembra di trovarsi dinnanzi ad una scena di malick; la trascendenza in godard sembra porre le basi, nella sua riflessione sulla pura immagine cinematografica (in cui l’interiorità si nasconde e si rende estetica) tra le altre cose anche dell’illuminazione mistica puramente iconografica del regista statunitense. da questo punto di vista, però, pur sembrando trascendente il cinema di godard non trascende mai le immagini di cui si compone: questa scelta sembra derivare da una teoria del linguaggio-cinema come decadimento del (non)linguaggio-vita più che da un’auto-limitazione di qualche genere (se ne è già parlato nell’articolo dedicato a questa è la mia vita). laddove il cinema (ad esempio) di malick cercherà di dilatare o addirittura invertire questa consapevolezza il risultato sarà ovviamente (e consapevolmente) più debole dal punto di vista teorico.

[★★★☆☆]

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