Wild di Jean-Marc Vallée

questo film si porta dietro un’inevitabile somiglianza con into the wild di sean penn. non soltanto per la trama (molto simile: il tema è quello di un viaggio nella natura e nella solitudine per riscattare una vita andata alla deriva) ma anche e soprattutto per alcuni accorgimenti stilistici (voce narrante, scritte e citazioni in sovrimpressione, struttura episodica a flashback) che fanno quasi sembrare questo wild (anche il titolo riesce a sembrare un riferimento) un lavoro estremamente derivativo.

il vero problema è che laddove il film di penn scandagliava un’umanità sofferente e sofferta attraverso un approccio emotivo funzionante ed amalgamato con l’immersività nella natura, questo wild fallisce su tutti i fronti. non si sa bene se sia l’incapacità di vallée di gestire una stilistica paesaggistica (tanto che, di fatto, questo film si compone di molte inquadrature ma di pochissima natura) oppure il continuo alternarsi rapido e serrato di estratti dal viaggio ed estratti che invece provengono da ciò che sta prima del viaggio, tanto da snaturare la stessa idea di solitudine della protagonista creando una specie di caleidoscopio emotivo e pseudo-psicanalitico, sta di fatto che in definitiva il film da una parte si getta verso l’emotività cardine della narrazione in modo goffo, trattenuto ed insipido, dall’altra invece affronta una gran vastità di tematiche (prima tra tutte la maldestra insistenza femminista) senza alcuna forza comunicativa.

in definitiva, questo film è confezionato come un film molto simile ma che funziona meglio, e tutto ciò che ha di suo è poco efficace se non fastidioso. vallée ancora una volta torna con uno stile accademico, ordinario, studiato per il grande pubblico che vuole commuoversi, ancora una volta (sulla scia di dallas buyers club) incapace di distaccarsi da un tono ancorato alla realtà ma non iperrealista, ancora una volta cercando di accomodare e niente più, finendo soltanto per deludere anche le pochissime aspettative che potevano sorgere in vista di un prodotto già sulla carta dato quasi per spacciato.

sorprende che la riaffermazione della protagonista passi per delle fasi talmente imprecise da sembrare parte di una descrizione, più che di uno sviluppo di qualche genere, che il suo viaggio venga talmente snaturato da non sembrare neanche un viaggio, che il tutto arrivi a sembrare più una collezione di riflessioni (?) e ricordi che altro. e quindi tra un episodio e l’altro, stancamente, si arriva ad un finale che sembra non portare da nessuna parte, ma che per lo meno fa sospirare di sollievo.

[☆☆☆☆☆]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...