Eisenstein in Messico di Peter Greenaway

un frammento biografico del regista russo (che ruota attorno alla sua trasferta in messico, durante la quale si avvicinerà alla sua omosessualità ed al suo rapporto con la morte) è il pretesto per un rinvigorimento stilistico a tutto tondo.

lontano dal rigore cinico e senza scrupoli degli esordi, dalla confusione maniacale del periodo barocco e dagli eccessi della deriva dell’ultimo episodio, il tessuto registico di questo eisenstein in messico si fa un vero e proprio caleidoscopio di trovate, discontinuo e spiazzante quanto divertente e divertito. a differenza della ridondanza che privava goltzius and the pelican company di un’effettiva comunicatività (avvilita da un’impalcatura troppo pressante) qua lo sguardo di greenaway si concede anche a momenti di quiete, di raccolta osservazione, tanto da creare forse per la prima volta uno strano genere di intimismo.

eisenstein diviene una figura drammatica e con la quale è possibile entrare in contatto empatico, pur con tutto il carico di grottesco cinismo che sta sopra il sistema dei personaggi (e in questo caso, del personaggio). lungi dal tentare un approccio emotivo di sorta, il film riesce comunque a non suonare un puro esercizio di teoria e tecnica cinematografica (o teoria e tecnica dell’immagine) e a trovare in questo tentativo uno dei suoi più sorprendenti assi nella manica.

sorprende quanto, piuttosto che attraverso una normalizzazione stilistica, greenaway approdi a questa nuova lettura dei suoi personaggi partendo da una commistione tra l’avanguardia estetica del suo secondo periodo e l’austerità del primo. in questo forse questo suo cinema non trova la sua dimensione più completa (siamo distanti dai capolavori della prima fase) ma si cataloga come un buon antidoto a quell’estetica continuamente meta-teorica, che dalla speculazione più che gradita si è ritrovata sorprendentemente a mortificare lo stesso tessuto cinematografico (l’amarissimo goltzius).

tagliente, cinico, ironico, questa volta a tratti malinconico, greenaway conferma tutte le sue qualità e propone di nuovo un film visivamente discontinuo e spiazzante, questa volta arricchito da un’inedito risultato che si fa più vicino all’uomo-persona che all’uomo-linguaggio.

[★★☆☆☆]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...