Cub di Jonas Govaerts

quando esce al cinema un horror può essere uno di quegli horror orrendi à la the gallows (unfriended, lazarus effect, qualsiasi robaccia del genere) o uno di quegli horror che vengono accostati a carpenter, bava o chi per loro. dispiace che manchi una fascia di vera e propria indipendenza dai canoni del genere, che manchi qualcosa che scontenti il cinefilo nella sua infinita boria e sete di citazione o di analogia ma che accontenti chi stia cercando un bel film indipendentemente dalla pionieristica topica. dispiace ancora di più che in un clima così povero le ‘teste di serie’ vadano inevitabilmente a finire nel mucchio di ‘quelli simili a’ e che in questo modo uno si trovi scritto da qualche parte ‘bel film’ oppure ancora ‘ottimo film’ e poi vada a vedere e si trovi davanti qualcosa di più che povero.

questo cub è uno di quei film che vengono accostati a carpenter senza un motivo vero e proprio, quasi bastasse una musica anni ’80 o una gestione più che sufficiente della narrativa per dire ‘ecco, questo è un horror alla maniera di carpenter’.

in realtà è un film che ha ben poco da offrire, sia in quanto ad atmosfere che in quanto a ‘richiami’ di vario genere. si parla di un gruppo di giovani scout che cade vittima di una strana presenza, in un bosco ricolmo di trappole.

i presupposti per creare qualcosa di carino ci sono tutti e infatti per la prima metà il film se la cava piuttosto bene. quando poi la situazione precipita lo fa incespicando, giocandosi male parecchie carte, lasciando infiniti buchi narrativi e finendo in un’approssimazione che più che mantenere una certa gradevole ambiguità fa sembrare il tutto una pagliacciata senza alcun senso, stilisticamente appena più elevata della media.

in un sol colpo tutti i protagonisti vengono fatti fuori, non si capisce che fine facciano i bambini rimasti, non si capisce la scelta del protagonista, non si capisce il modo in cui sia sopravvissuto dal duello finale (uscendone misteriosamente nudo) non si capisce praticamente nulla e tutto ha il sapore di una svista più che di una volontaria elisione. sembra che pur di imbastire un colpo di scena finale (che sorprendentemente non colpisce affatto) govaerts abbia perso di vista tutto il resto e abbia fatto andare a parare il suo film in derive plottistiche da terza media.

l’atmosfera (col bosco poteva essere giocata con grande efficacia la carta onirica) non c’è assolutamente, scompare dietro un sistema dei personaggi che prende campo per poi risolversi in un nulla di fatto. qualsiasi lettura meta-testuale (il bosco come inconscio, il bambino cattivo come fauno, le trappole come ostacoli psicologici) è talmente forzata da apparire ironica.

una volta vista la locandina, speravo almeno di vedere il gruppo di scout armarsi per fronteggiare la minaccia. nulla di tutto ciò accade, i ragazzini scompaiono in un sol colpo e tutto verte al peggio prima che uno possa rendersi conto di essere stato fregato.

più che sorprendere per la sua mediocrità, questo film sorprende per il modo in cui se ne parla in certi ambienti. una delusione su tutti i fronti, più che artistica quasi sociale.

[☆☆☆☆☆]

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