Love di Gaspar Noé

il protagonista (che convive ed ha un figlio) riceve una chiamata della madre della sua ex, di cui è ancora parecchio innamorato, che lo avvisa del fatto che la ragazza non si fa vedere da circa due mesi. temendo il suicidio dell’amata, il tizio ripercorre le tappe che hanno portato la sua condizione alla deriva attuale.

è un romantico travestito da provocazione e ruota ovviamente attorno al tema del sesso. a discapito di quanto si possa leggere in giro, nel film il sesso non ha un ruolo così gigantesco. non è utilizzato né per ‘mostrare tutto quel che c’è’ (à la vita di adele) né per spostare l’attenzione sulla provocazione (sebbene poi noé cada nella trappola verso la seconda metà, in modo come sempre fastidioso) e l’effetto che si ottiene è più quello di uno straniamento estetico/narrativo.

in fondo, in questo film succedono pochissime cose. il racconto procede a sbalzi con il tono di un monologo interiore e i tagli sembrano delle palpebre che si chiudono. e in effetti love sembra una collezione di pensieri e ricordi (linearizzata) in cui anche il sesso arriva ad avere una valenza che è prima estetica che emotiva o concettuale.

con la partecipazione di un frammento di memoria visuale riportato alla mente, si susseguono scene di sesso che non sono né insistenti né oltraggiose, ma semplicemente annoiate. ed è una noia che non appartiene alla perdita del desiderio pornografico né alla normalizzazione dell’atto in sé. è una noia che ha lo stesso tono della fotografia e delle musiche, un tono che più che crepuscolare sembra essere sonnacchioso, più che narrativo o concettuale semplicemente estetico.

l’andamento quasi allucinatorio e psichedelico di enter the void viene praticamente ripreso, pulito da tutte le cose buone che c’erano di là e farcito di scene erotiche che hanno più o meno lo stesso interesse (in senso sia buono sia cattivo) della maggior parte dei dialoghi tra una luce pastellata e l’altra.

alla fine dei giochi resta in bocca a sorpresa il sapore di una storia d’amore ricca di rimpianti, con parecchia amarezza per quanto riguarda una regia così faticosa, delle provocazioni così superflue e in fondo così ben poco da dire. una bella scatola che resta vuota, e peccato perché non fosse una scatola sarebbe già meglio.

carino il finale.

[★☆☆☆☆]

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