Il Sorpasso di Dino Risi

due tizi parecchio diversi, a ferragosto, si ritrovano a condividere un viaggio tra una sonnacchiosa roma, qualche autogrill, la toscana, spiagge assolate e delle strade attraversate a tutta velocità. uno è un giovane introverso, acculturato, esponente della borghesia bene ‘con la testa sulle spalle’, l’altro è incauto, estroverso, donnaiolo, sregolato. il secondo trascina il primo nel suo tour dissoluto e spensierato e così facendo lo vede progressivamente ammirare il suo mondo e cedervi, fino ad un finale tristemente cinico.

al di là della satira di costume e della regia asciutta ed episodica (fortunosamente astante da qualsiasi tipo di partitismo) il film di risi nasconde un nichilismo che da sociale cerca di farsi antropologico pur non uscendo dal provincialismo del materiale osservato. di fatto, nulla togliendo ad un divertimento tutto micro-contestuale e sociale, si cerca di insaporire d’amaro tutto il lavoro (al di là della drammaticità finale).

il contrasto tra i due protagonisti si rivela contraddittorio e più profondo del semplice dicotomico ‘strana coppia on the road’ in più occasioni. l’autorità di gassman è tutt’altro che retorica e il suo personaggio da una parte diviene man mano il modello dell’altro (dopo un’iniziale distanza) dall’altra si rende densa sia di un personale (il passato disastrato) sia di un universale relazionale (astante dalla borghesia bene si pone all’opposto della stessa, criticandola, cavalcandola, individuandone i punti critici -al di là di alcune uscite critiche che dal burinesco sfociano nel quasi intellettualistico, la scena in cui alle prese con dei parenti del compagno di viaggio individua gli altarini delle loro relazioni amorose segrete).

alla fine il confronto tra i due personaggi, tra il tizio per bene perdente e quello sregolato ma vincente, si risolve in una commistione amareggiata. la stessa meschina borghesia oggetto di una critica così feroce si riempie di stima per chi, dai meccanismi della stessa, esula trionfando. sembra anzi svelarsi come la stessa matrice di quella rivolta così irruenta, così triste e così instabile (la velocità della macchina che sembra a volte essere una vera e propria paura di fermarsi). e alla fine forse non si parla soltanto di una società in pieno boom economico, ma anche di un approccio antropologico in senso lato. non è un caso che non siano leggi sociali di alcun genere a risparmiare, durante l’incidente che chiude il film, lo stesso gassman dalla morte.

[★☆☆☆☆]

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