Pasolini di Abel Ferrara

ripercorre gli avvenimenti dell’ultima giornata di vita di pasolini, intersecando scene di vita quotidiana a episodi rilevanti (interviste) a passaggi per visioni artistiche (il porno-teo-kolossal tra tutte).

si accennano una grande varietà di tematiche senza mai approfondire nulla, senza che prenda campo un giudizio piuttosto che un altro. il film non suona né come un biografico né come un compendio, quanto come un’osservazione distesa (e a tratti, proprio per questa distensione, tragicamente insipida).

forse nell’infinito rispetto del personaggio ferrara non vuole dilungarsi troppo né su tormenti interiori né su speculazioni riguardo la poetica o la morte. e forse in questo stesso infinito rispetto però compie una mossa audace, quella di mettere in scena roba che di fatto in scena da pasolini non ha fatto in tempo ad andare. e così in un bagno di stile quasi astrattivo, di un’estetica rozza e ambigua (sulla scia di 4:44) ferrara si sbilancia e fa del suo omaggio un crocevia di impressioni, di accenni, di occasioni mancate che quando ti chiedi ‘perché occasione? cosa c’era l’occasione di fare davvero?’ non riesci a risponderti.

è un film sospeso, straniante, a tratti sperfluo e ad altri accorato. la cosa più azzeccata resta il senso di positività globale, di un’osservazione che sembra la rassegnazione spirituale di 4:44 e che finisce per essere una bonaria affermazione della vita. la scelta di riportare il finale del porno-teo-kolossal dopo la morte del suo creatore, del resto, sembra suggerire proprio questo.

non retorico, non accademico, in un certo senso neanche narrativo. come gli ultimi film di ferrara sembra fluire in una manciata di minuti lasciando dietro di sé nient’altro che un po’ di tensione concettuale. poco importa se riguarda il ‘pericolo’ pasoliniano o la ricerca di dio che ferrara si porta dietro dal cattivo tenente a questi ultimi episodi. il tizio di welcome to new york stava lontano dall’illuminazione, il dafoe di 4:44 cercava di raggiungerla, il pasolini di questo film invece non si sa bene che cosa faccia perché di fatto si esprime più tramite quello che fa che a parole. e la sua arte sembra essere osservativa, pervasa dalla morte. non si illumina, ma forse ferrara vuole farcela vedere come illuminata. e renderla, per quel poco che gli è concesso, un suo personaggio.

[★☆☆☆☆]

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