Cospiratori del Piacere di Jan Svankmajer

senza dire una parola dall’inizio alla fine, svariati personaggi perseguono un piacere anticonvenzionale e ritualistico, parecchio distante dall’esplicitamente sessuale. sono ‘cospiratori’ perché forse si conoscono (lo si intuisce da svariati ammiccamenti) e perché alla fine arrivano a scambiarsi tutti gli oggetti del loro piacere. e sono oggetti parecchio strani e dagli usi altrettanto singolari, tanto da far sembrare il film un susseguirsi di stramberie vagamente divertenti senza alcun senso.

con ironia e con una scabrosità più tematica che visiva, svankmajer dipinge un universo continuamente pulsionale ed ambiguo, in cui l’orgasmo arriva soltanto con determinate premesse ed in modo completamente anti-sessuale. per arrivare all’orgasmo basta frustare a morte un manichino, travestirsi da polli e gettare pietre su un fantoccio, spazzolarsi con parecchie setole, farsi carezzare i piedi da due pesci, tirare su col naso delle palline di pane e così via. una spirale di idiosincrasie che più che trasformare il sesso in una roba freak estendono ironicamente la sua area semantica.

e così svankmajer stesso sembra parlare di sé e della sua insistenza sulle inquadrature di cibi e roba simile, oppure anche del suo insistere nel far rischiare di essere investiti ai suoi protagonisti, oppure chissà quante altre cose. tirando all’estremo la copertura semantica del pulsionale, estendendolo ad un rituale quasi comico, il film non fa che identificare ogni azione con la ricerca dello sfogo della propria sessualità. è quasi una parodia di un vivere freudiano. così facendo sembra anche rivolgersi al processo artistico in senso proprio, un processo così profondamente ritualistico e così profondamente delirante (per lo meno nella poetica del regista) da non distinguersi quasi dalla preparazione di un costume da pollo, o dall’imbastimento di una scena di violenza con un manichino con l’utilizzo di sangue finto, o con la costruzione di un macchinario fatto di mani semoventi.

le animazioni sono ridotte al minimo e generalmente rappresentano sfoghi immaginifici dei momenti topici della ricerca del piacere (l’uomo-pollo che vola, i manichini che prendono vita e soffrono). la musica è utilizzata per sottolineare il ripresentarsi di certi inneschi erotici in modo spudoratamente comico. lo stile come sempre è sporco, grottesco, divertente, sottilmente inquietante.

[★★☆☆☆]

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