Little Otik di Jan Svankmajer

è una fiaba surreale e grottesca portata sullo schermo senza alcuna inibizione formale/estetica. una coppia non riesce ad avere figli, il marito intaglia un pezzo di legno somigliante ad un bambino e la moglie si convince che quello sia suo figlio. misteriosamente, il pezzo di legno prende davvero vita. la sua fame però è insaziabile, e da grandi quantità di latte e brodaglie varie passa a grandi quantità di carne umana.

i protagonisti sono dapprima i due sposi, in un secondo momento la figlia di un vicino di casa che decide di prendersi cura della bestia. il mondo è popolato di personaggi buffi e grotteschi, pur nella loro negatività (il vicino padre violento e beone, il vecchio pedofilo, la madre psicotica) e finiscono per apparire come denaturazioni di personaggi fiabeschi.

la narrazione è dinamica, viscerale, morbosa, registicamente si basa sull’uso pesante e disinibito di animazioni e di close-up tra l’esasperato e lo spaventoso.

la prima parte è indubbiamente la più riuscita, con i desideri della coppia che si manifestano tramite strambe allucinazioni (i bambini venduti per strada, neonati che compaiono ovunque) e con il rapporto di accudimento col figlio stranamente freudiano (l’insistenza sulle zone genitali, la forma ambigua di alcune parti del neonato) mentre il film perde man mano di spessore rivelandosi per la lettura divertita quanto cinica di una fiaba e nulla più.

sembra che anzi la stessa tenuta stilistica di svankmajer perda volutamente intensità rivelandosi man mano derivativa. non a caso la prima parte è dilatata e creativa, la seconda e la terza sono invece più legate al materiale di partenza, più stanche, più faticose, tra ripescamenti di poetica personale (la lettura del libro di alice) e parti decisamente arenate (dal momento in cui la bestia viene messa in cantina in poi). dichiarandosi come derivativa, la narrazione perde di vigore nel ripetersi di alcune situazioni e infine denuncia addirittura la sua superfluità, in un finale troncato di netto che rimanda direttamente a quello della fiaba senza mostrarlo affatto.

distorto e distorcente, l’immaginario di svankmajer funziona bene ma sembra risentire di un affaticamento dettato più che altro da binari autoimposti.

[★☆☆☆☆]

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