Troll Hunter di André Øvredal

è un mockumentary che dovrebbe essere horror ma che diverte con un sorriso ebete stampato sulla faccia. comincia come un classico blair witch project e va a parare in un avventuresco completamente esente dalla tensione e dal macabro ma incentrato su fantaetologia fiabesca e su una serie di situazioni potenzialmente spaventose ma abitate da creature di un immaginario più infantile e folkloristico che inquietante.

parla di questi ragazzi che indagano su un tizio che caccia troll. lui, disilluso dal lavoro, li porta con sé alla caccia di svariate di queste creature, descrivendone di volta in volta abitudini e quant’altro.

e i troll che vengono visti (spesso e volentieri) sullo schermo non sono una rivisitazione in chiave realistica e credibile delle creature favolistiche con i corpi goffi i nasi giganteschi e l’accentuata stupidità, sono proprio quegli stessi troll. dell’ironica miscela tra realismo inquietante e immaginario buffo il film fa la sua carta migliore, ottenendo uno strano risultato in bilico tra gli stilemi dell’horror e i caratteri grotteschi e surreali di una commedia nera.

non spingendo mai l’acceleratore dall’una o dall’altra parte, troll hunter resta un episodio ambiguo e simpatico in una filmografia generalmente patetica e noiosa come quella del mockumentary.

[★☆☆☆☆]

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