Lost di J.J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber

(articolo in via di revisione)

le prime tre stagioni di lost, tra piccoli alti e bassi, funzionano piuttosto bene. gli episodi hanno una struttura lineare ma carina (l’inizio ed il finale ad impatto, l’alternarsi tra tempo presente e flashback/forward) la trama ha parecchi buchi neri che rimandano continuamente le risposte alle puntate successive, le vicende sono tese e oscure e drammatiche.

la prima stagione è forse la più ben costruita e la più varia. vengono trattate le vite di parecchi personaggi in parecchi episodi differenti in modo che ognuno abbia la sua parte, mentre più in là col tempo i flashback si catalizzeranno sempre più sui protagonisti (o scompariranno del tutto). la narrazione non ha ancora ceduto alla frustrazione del continuo mettere carne sul fuoco senza risolvere niente (di cui magari cominciano ad accusare la seconda e la terza) e tutto sembra stare piuttosto in piedi.

per la seconda e la terza il discorso cambia appena ma il risultato tiene. lost è puro intrattenimento, ma si concede di parlare di temi interessanti, per lo più dicotomici: libertà e controllo, determinazione e caso (predestinazione?) bene e male, roba per lo più dozzinale ma messa in modo parecchio criptico e quindi ingigantita dalla risonanza che può avere un evento spiegato appena nella vita di personaggi che per lo più appena lo comprendono. entrano in gioco tizi nuovi, la trama a volte si sfilaccia altre volte si serra in modo efficace, ti resta la voglia di vedere l’episodio successivo e per un lavoro così improntato sul pubblico come può essere quello di un brand con un notevole successo come è già lost dopo la prima stagione questo va più che bene.

poi comincia una spirale discendente che non salva né la godibilità del pubblico né l’integrità autoriale che stia dietro ad un progetto del genere.

la quarta stagione sta in bilico sul baratro dell’inconsistenza quasi sorprendentemente, perché di fatto propone una struttura ancora più avvincente: alterna flashback a flashforward e capovolge il tempo presente col tempo passato, facendo vivere l’isola come un gigantesco flashback in sé. laddove questo potrebbe funzionare non funziona affatto. gli episodi sono incentrati su situazioni che si trascinano avanti stancamente, l’impressione è che non ci sia cura né per i personaggi né per la trama portante: di fatto non si manda avanti di un minimo la comprensione di cosa sia l’isola e tutto ruota attorno a una serie di sviluppi inconcludenti.

la quinta stagione non ha neanche più l’alternarsi temporale narrativo caratteristico della serie e parla di un viaggio nel tempo ridicolo e fuoriluogo. non si sa dove andare a parare, la visione è stancante, il finale avvincente ma brutto.

la sesta stagione sarebbe la peggiore di tutte non ci fosse stato il viaggio nel tempo della quinta a renderla tra il grottesco e il comico. ormai la struttura narrativa è alla deriva nella confusione. di fatto gli autori probabilmente speravano di riuscire a gestire una mitologia così oscura pur mantenendo un filone narrativo centrale quando invece non hanno né ottenuto un filone centrale stabile né hanno gestito bene la mitologia di fondo. la trama va avanti sempre più discontinua e sempre più stancante. e poi l’ultima carta che potrebbe giocarsi per un finale non osceno se la gioca male: c’è un episodio che precede immediatamente quello conclusivo che è un lungo flashback riguardante l’isola ed i personaggi chiave del mistero. uno accetta la soluzione un po’ goffa e il tentativo degli autori di dire ‘adesso spieghiamo quello che c’è da spiegare, così il finale te lo godi senza dubbi in testa’ e sta lì ad aspettare. ma l’episodio è noioso derivativo e vuoto come un filler di onepiece o di naruto e il passato viene raccontato in modo continuamente rallentato senza alcuno scopo. quello che potrebbe essere un episodio chiave si trasforma in una roba che cerca di guadagnare tempo laddove ormai tutto sembra parecchio sfuggito di mano.

il finale, checché se ne dica, accetta il compromesso di aver avuto mezza serie salvabile e mezza da buttare. in questo la narrazione si libera dei nodi centrali senza spiegare troppo e poi si chiude nell’emotività, che dopo un numero così estenuante (in senso negativo) di avventure ci sta anche. il finale è commovente e funziona e basta.

a conti fatti, le prime stagioni hanno fatto il loro lavoro ma per il resto la serie si basa soltanto sui momenti commoventi. è meglio cominciare a guardarla e poi accantonare totalmente gran parte della struttura narrativa e concentrarsi sugli sviluppi avventureschi ed emotivi lasciando perdere tutto il resto. per certe stagioni questi sviluppi possono raccogliersi nella durata di un solo episodio, per questo è meglio non guardarle e basta.

per quanto riguarda l’universo di riferimenti, interessa veramente poco.

qualcosa è andato storto, non soltanto nella linea produttiva (se non sbaglio i bisticci con l’emittente televisiva sono stati tra la seconda e la terza stagione) ma proprio nella linea creativa. il viaggio nel tempo è uno dei punti più bassi mai raggiunti da una narrazione del genere e segna lo sbando più completo del progetto. di lì in poi avessero cercato di recuperare non ci sarebbero riusciti e comunque neanche ci hanno provato.

guardare le ultime tre stagioni sperando che muoia qualche protagonista per avere un po’ di commozione e provare qualcosa che distragga dalla noia e dalla frustrazione del plot principale e della sua gestione è piuttosto avvilente.

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