True Detective (Stagione 1) di Nic Pizzolatto

(articolo in via di revisione)

due detective agli antipodi (uno un borghesotto dei più ottusi ed ordinari, l’altro uno pseudo filosofo alla deriva) si mettono a risolvere un caso a più riprese.

la serie si basa integralmente sulla costruzione dei personaggi, sull’alchimia col paesaggio che li circonda e su alcune concezioni intellettualistiche. il caso in sé interessa ben poco e i colpi di scena che ruotano attorno alla risoluzione dell’indagine sono secondari.

le cose che distinguono la serie da una stragrande maggioranza di serie potenzialmente simili sono la regia di tutto rispetto, i discorsi del tizio intelligente dei due ed una strana tendenza teorica (quasi post-nichilista) alla contrapposizione istintiva di due poli etici ben delineati.

per la regia basti pensare alla dilatazione dei tempi ed al lungo piano sequenza nell’episodio dell’irruzione nel ghetto. il taglio è tranquillamente cinematografico nel senso buono del termine.

i discorsi del tizio intelligente portano in televisione parecchie speculazioni che stanno su un piano di critica decisamente non frequente. per quanto un’insistenza così martellante su pindarici voli teorici sia a tratti superflua a tratti grottesca, la presenza di fasi riflessive crea un’atmosfera concettuale che prepara direttamente al senso finale del prodotto:

alla fine i protagonisti scelgono indipendentemente quanto decisivamente di fare del bene, di risolvere il caso nonostante qualunque cosa li osteggi (nonostante anche la loro vita, densa di altre problematiche ben più intime che lavorative). la scena finale schiude quasi ad una positività morale.

da una visione teorica aperta e critica si torna ad una suddivisione più rigida del mondo spinti da un sentimento che sta sotto e sopra la filosofia al tempo stesso. è quasi come se l’atto etico in senso proprio tornasse sotto forma di icona di sé stesso.

il dolore di due uomini con un approccio esistenziale così differente porta allo stesso disperato esito (di una disperazione paradossalmente ricolma di speranza).

in questo, pizzolatto crea un prodotto di una straordinaria solidità teorica.

abbinata a quella registica e a quella narrativa, ad un ciclo autoconclusivo conciso e onesto, dà come risultato una serie anticonvenzionale, intelligente e gradevole.

scorre come un lungo film e sta anche sopra a parecchi film più che sufficienti.

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