Pusher 3 di Nicolas Winding Refn

(articolo in via di revisione)

terzo capitolo, terzo disperato perdente all’interno di un ambiente criminale. questa volta è un tizio più rilevante, non uno spacciatore di strada o un cretino da lavori sporchi, è un uomo di una certa età che gestisce un ristorante ed un traffico tutto suo. c’è il compleanno di sua figlia da preparare e un tentativo di disintossicazione, uno strano affare che ruota attorno ad un ampliamento di mercato e tanta, tanta disperazione.

il film stilisticamente è il più sincretico dei tre. l’iconicità si affaccia parecchie volte nella narrazione, soprattutto tramite personaggi e situazioni, ogni volta nulla togliendo alla distorsione e al decadimento emotivo. la filmografia del regista, anche e soprattutto in questi tre film, in questo senso sembra essere una versione più intellettuale e meno user friendly di quella di tarantino. c’è il pop e c’è il trash e c’è tanta cinematografia rivisitata e impastata e c’è tanta icona, ma tutto si piega su sé stesso a fornire un quadro personale e sfaccettato. lo stile è gigantesco e sorregge l’intera struttura, ma non detta legge, non da solo per lo meno.

il finale, in questo senso, è indicativo. c’è un personaggio che entra nella narrazione per risolvere i problemi e questi problemi vengono risolti nel modo più squallido, insistente e violento possibile. tutte le scene finali ruotano intorno a gesti che potevano essere più rapidi e meno descritti per dare più risonanza alla lettura intimistica, ma che invece si dilatano per parecchi minuti. e in questo, appunto, la commistione tra stile ed intenti. tramite l’esasperazione della violenza e della minuzia gestuale si esibisce la caduta di un ambiente e di un protagonista che in realtà sembrano non aver mai avuto scampo.

il sincretismo in refn è disperato, sofferente, risente di tutto il dolore di un ambiente che al sincretismo e allo stile sembra voler sfuggire di continuo.

si dovrà attendere il formalismo più accentuato e più elitario di drive per avere un altro episodio così riuscito e più che sufficiente nella filmografia del regista.

[★★☆☆☆]

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