Se mi Lasci ti Cancello di Michel Gondry

(articolo in via di revisione)

gondry gioca con l’onirismo, con il montaggio, con la gestione postmoderna degli spazi e dell’emotività.

la trama sfrutta il pretesto di una fantacommedia (il protagonista va, per ripicca, a farsi cancellare dalla memoria le tracce dell’ex ragazza. poi ci ripensa e durante la procedura cerca di salvarla viaggiando all’interno della sua stessa mente e dei suoi stessi ricordi) per sezionare la narrazione in modo soggettivizzante, con più di un’analogia con memento di nolan. il film diventa la mente del protagonista, il racconto una sua prospettiva. in questo caso più che mai, il viaggio è un viaggio interiore tramite il quale spetta allo spettatore ricostruire la storia della coppia trattata, dal principio al collasso.

si gioca col tempo dentro e fuori dalla mente, ma soltanto perché il gioco della cancellazione della memoria si estende anche fuori dalle pareti dell’interiorità emotiva. in questo caso, ci si diverte anche col montaggio (i titoli d’inizio cominciano parecchio dopo l’inizio del film).

è un film ironico ma anche drammatico, il senso di malinconia romantica alla fine prevale parecchio. il concettualismo va verso un determinismo relazionale che viene accettato nonostante il dolore che arriva a riversare sui partecipanti alla relazione stessa. il merito della sceneggiatura è di kaufman, che ancora una volta è parecchio bravo a creare situazioni intelligenti, ciniche, forse in questo caso anche addolcite (sorprendentemente) da una tragica consapevolezza drammatica.

il merito per la messinscena dinamica, leggera, eclettica e potente va invece a gondry.

il finale fugge da una parte verso una presa di consapevolezza del proprio destino emotivo intimo e personale, dall’altra verso un universalismo struggente (la corsa finale in loop).

è un film con pochissime sbavature (forse leggermente fuoriluogo e sopratono la sezione in cui il tizio si ritrova nei suoi ricordi da bambino, con tanto di mobili ingigantiti e altro, nonché tutta la side-story degli scienziati con annessa critica).

fluisce come una riflessione acuta ma disimpegnata, triste ma sognante. è un puzzle che potrebbe essere complesso ma che invece si lascia ricostruire con una semplicità disarmante ed automatizzata, tanto che anche il finale non sorprende affatto.

[★★★☆☆]

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