21 Grammi di Alejandro González Iñárritu

[articolo in via di correzione]

narrativamente il film accede a un piano teorico quasi imponente: il montaggio è scomposto e l’andamento emotivo decostruito. è un drammatico in cui non puoi seguire emotivamente il racconto perché ti è presentato in modo non cronologico. questo rende ogni scena densa di richiami che sono tali soltanto in vista di una ricostruzione dello spettatore e regala ogni scena ad una drammaticità che sta sopra il corso degli eventi. ogni situazione in qualche modo è già prevista, già supposta, proprio per questo perde il suo valore storico e ne acquisisce uno iconico.

il fatto è che è un drammatico di per sé piuttosto lineare, con i suoi ‘colpi di scena’ i suoi sviluppi e l’evolversi delle sue relazioni. quello che lo distanzia dalla banalità è la struttura del montaggio, un po’ come in memento di nolan. qua la scelta di scomporre la temporalità non appartiene ad un’ampliamento della struttura soggettivizzante della narrazione, piuttosto alla volontà di regalare gli slot situazionali ad una potenza emotiva di un tipo del tutto nuovo. non ci si emoziona perché accade una cosa inaspettata, perché un evento colpisce al culmine di uno sviluppo di altrettanti eventi portanti. ogni cosa è già intuita. in questo modo sfugge dalla normale topica retorico manierista del ‘racconto’ e si sprofonda in un nuovo modo di concepire la gravosità emotiva, quasi come in un thriller di cui già si sappia l’assassino.

la trama parla di redenzione, in un certo senso di etica, di relazioni e di dolore al solito scabroso e iperrealista modo di inarritu. di per sé è un film tematicamente potente, anche se volendo non troppo rilevante da questo punto di vista.

giocando col montaggio e con la cronologia, non tralasciando un po’ di buona scrittura e la consueta capacità introspettiva, inarritu regala un film che fa male ma che lo fa in modo del tutto nuovo ed anticonvenzionale. in un certo senso è un’avanguardia puramente narrativa, che scompone senza troppo togliere alla fruibilità di una vasta fetta di pubblico ma ciò nonostante avanza a ragione pretese concettuali ben strutturate. il postmoderno di inarritu è sorprendentemente a posteriori dell’emotività, non della cultura. il ‘distacco’, in questo senso (il film spesso è stato accusato di avere un approccio empatico inefficace) è più nei confronti della linearità fruitiva e narrativa che in quelli dell’approccio situazionale/caratteriale.

[★★☆☆☆]

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