Ferro 3 – la Casa Vuota di Kim Ki-Duk

si articola in due fasi principali ed è prima una delicata e poetica storia d’amore tra un ragazzo ‘fantasma’ (che si sposta di volta in volta in case momentaneamente abbandonate, abitandole, e che non dice mai una parola) ed una donna sposata che fugge con lui (forse una modella, di sicuro infelice a causa del marito e della sua vita, anche lei votata al silenzio), poi una sorta di drammatico surreale.

la ricerca dell’amore si intreccia con quella di una propria eclissi personale. dei personaggi principali non sappiamo praticamente nulla, soprattutto del protagonista. anzi, tendiamo a saperne sempre di meno. lui non ce ne parla, nessuno ci parla di lui (tranne poliziotti e altre persone, che però non sembrano di certo capirci più di noi) e non ci è dato alcun indizio di sorta. la donna comincia a fare la sua stessa vita senza ricercare alcuna spiegazione ed il loro silenzio suona più come un tacito assenso di una pura trasparenza interpresonale che come una scelta narrativo/concettuale pura.

dopo la frustrazione della fuga e la frustrazione del tentativo di scomparsa, i due protagonisti vengono costretti ad esistere di nuovo. il tizio in carcere e la donna ancora col marito. è a questo punto che il magico ed il surreale entrano nella narrazione, in modo più che organico e più che sottile. il protagonista si fa un vero fantasma, probabilmente arriva ad esistere soltanto nella mente di lei. la sua presenza è incorporea, inapparente, senza peso.

il modo in cui ci si distacca dal realismo, in completa continuità col racconto precedente, trasforma la parte finale anche in una riflessione sul mezzo filmico: la didascalia che apre ai titoli di coda sottolinea la potenzialità dell’atto immaginativo, unica dimensione in cui i protagonisti possono riuscire ad amarsi ed anche dimensione propria che la narrazione assume (non ci troviamo in un sogno né in un’allucinazione, è vera e propria materia non-reale in cui il reale si rifugia, anzi in cui il reale va a finire senza operare alcuna cesura con la sua organicità precedente). il simbolo di ki-duk, vero e proprio elemento-cardine di questo mondo di immagini, più che aprire al territorio del non-reale si rende in grado di plasmare qualsiasi materiale e renderlo un suo strumento: non è il finale che esula dal realistico, è l’intero sistema narrativo che non concepisce cosa siano realtà e finzione.

la prima parte parecchio lenta e apparentemente senza finalità si lascia dimenticare in fretta in vista di una conclusione bella e suggestiva.

[★★☆☆☆]

Annunci

3 thoughts on “Ferro 3 – la Casa Vuota di Kim Ki-Duk

    1. (grazie mille)
      io credo che arirang sia stato un passo importante, una specie di ammissione: ‘sto peggiorando per questi motivi, non farò altro che peggiorare per questi altri’. praticamente spiega la deriva presa dalla sua carriera fino a quel punto e ne preannuncia il proseguimento.
      spero in bene, ma temo il peggio.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...