Il Passato di Ashgar Farhadi

un drammatico familiare sulle prime. un ex marito iraniano torna in francia dove sta la moglie con la figlia e trova una situazione abbastanza disastrata. una sorta di giallo etico dopo: l’ex moglie, adesso impegnata con un nuovo uomo, si sente in colpa per il coma in cui si trova la sua compagna, che probabilmente ha tentato il suicidio per colpa della loro relazione. si aggiungono continuamente elementi che rendono la matassa più complessa da giudicare e lo fanno con la consueta discrezione narrativa di farhadi.

in aggiunta al ‘banco degli imputati’ che è il sistema dei personaggi, che li rende tutti prima affidabili e in un secondo momento ambigui (ma di un’ambiguità non sinistra, quanto sempre profondamente umana) si ha questa volta anche un ingresso più esplicito della tematica portante nella narrazione.

il passato è portato in scena dall’ex marito che torna dall’iran e dalla moglie comatosa del compagno della donna. il primo è praticamente il protagonista di più di metà film, la seconda invece è una presenza che aleggia in modo sempre più pressante ma che si vede soltanto nell’ultima scena.

è come se il film fosse un lento eclissarsi del passato. il protagonista torna nella sua vita e cerca di sistemare le tensioni irrisolte che si vede davanti in modo più che responsabile, quasi con saggezza. man mano la sua figura si fa irrilevante, scompare del tutto dalle scene. i protagonisti diventano da una parte i figli, il futuro, dall’altra sempre più concretamente l’ex moglie ed il suo compagno. è una sorta di presa di campo del presente, continua.

il passato dà l’avvio alla narrazione e poi si eclissa e tutto avviene in modo così organico da sembrare appena percettibile. il protagonista dapprima presente in quasi tutte le scene semplicemente svanisce e fa capolino per qualche parola qua e là.

ancora una volta il fluire tematico passato/presente slitta su un mistero etico centrale che verrà risolto soltanto quando ormai il giudizio dello spettatore sarà già implicitamente emesso e di chi sia la colpa sarà soltanto una questione di burocrazia emozionale.

lo sguardo di farhadi è intimo, personale, delicato ma deciso. è una regia che non crea tensione ma che semplicemente esibisce la narrazione in modo giuridico, etico, sempre profondamente umano.

alla fine, quando i protagonisti sono cambiati e l’universo dei personaggi si è ribaltato come un calzino, si ha una scena di una poeticità spiazzante e quasi improvvisa. il tempo si avvolge su sé stesso e si fa infinitamente organico, come le scene ed i rapporti umani che si vedono durante il film.

[★★☆☆☆]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...