8 Donne e 1/2 di Peter Greenaway

struttura simmetrica, libere escursioni sul linguaggio e sull’essenza filmica, sfrontata eleganza estetica, lacerante ed insistente morbosità tematica. praticamente prendi questi elementi li unisci insieme come se le lettere fossero corporee e li tieni stretti per qualche secondo, poi lasci la presa e ti ritrovi tra le mani la faccia di greenaway.

il film scimmiotta fellini, lo parodizza senza entrare troppo in tutti i suoi meriti.

è la storia di un padre e di un figlio, uniti dopo la morte della madre ma uniti da sempre, e delle otto donne e mezzo del titolo di cui si circondano nella villa di famiglia. per chi se lo chiedesse, il mezzo sta per una donna che non ha le gambe. praticamente si parla di sessualità, nel consueto modo che dal non avere costrizioni arriva a crearne di nuove, di parafiliache, di deformi. sessualità come scontro tra sessi, più che altro.

il racconto ha un andamento simbolico. il rapporto tra padre e figlio è più che ambiguo, dal reciproco gradimento sessuale si arriva quasi a vederli come la stessa persona. due aspetti differenti di una chimera maschile, proprio come gli aspetti della natura femminile sono invece rappresentati dalle otto donne e mezzo. natura femminile che a dire il vero è categorizzata e strutturata dai due protagonisti come dal regista come dalla narrazione, ossia una natura femminile che parte dal maschile. in una delle fasi iniziali del film si parla di come nel teatro orientale i ruoli femminili siano interpretati da attori maschi, in grado di rendere al meglio gli atteggiamenti e le pulsioni delle donne, più delle donne stesse. è lo stesso discorso di m.butterfly di cronenberg, e torna anche travestito da rivalsa relazionale nel corso della battaglia vera e propria che si combatte all’interno delle mura della reggia dei due maschietti.

le otto donne e mezzo sono ognuna una fantasia maschile. vengono selezionate ed introdotte nella casa come fossero prostitute d’alto bordo, ma non si parla soltanto di mercificazione quanto di mercificazione emotiva, di tensione sessuale vera e propria. addentrarsi nell’intricata rete di tematiche affrontate dalla pellicola richiederebbe troppo tempo.

il racconto procede quasi allegorico, quasi ermetico, a volte accelera in modo divertente, altre volte si sofferma in modo teatrale. l’empatia coi personaggi è proibita, come al solito. sono personaggi puramente segnici, sono figure, come figura è la scenografia, come figura è il testo che descrive le sezioni della sceneggiatura.

il tutto traborda di una disillusa ironia. il sesso è sempre presente. quando non si esibisce se ne parla, molto spesso se ne parla, lo si richiama in scena anche se non c’è, praticamente in ogni scena. il tutto parte da una deviazione simbolica che è l’interesse erotico padre-figlio e si dipana nella deviazione simbolica che è quella della relazione tra i sessi in generale. prima tra uomo e uomo, dunque tra uomo e donna, talvolta e quasi regolarmente tra uomo e natura.

come di consueto le inquadrature sono estremamente curate, sembrano dipinti.

il cinema di greenaway è un cinema puramente esteriore. lancia dei ganci verso l’interno più scabroso, ma lo fa da una guaina estremamente autoconsapevole ed autocelebrativa.

[★★☆☆☆]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...